• Enrica Ceccarini

NESSUNO è PERFETTO

È arrivato il momento di dirlo chiaramente. Ai cani che vivono con me non piacciono le persone. A nessuno di loro.

Se mentre siamo nel bosco, al fiume o su un sentiero incontriamo senza preavviso delle persone che cercano di toccarli o di forzare la mano per intercettare le loro traiettorie e "fare amicizia", ognuno dei miei cani fa capire chiaramente all'umano di turno che non intende essere avvicinato, manipolato o importunato in alcun modo. E ognuno di loro esprime questa richiesta secondo un proprio stile.

Johnny è un interventista. Corre verso di te in traiettoria dritta e ti si para di fronte a circa un metro di distanza, con il pelo dritto, guardandoti fisso e abbaiando.

Cochi abbaia anche lui, ma ti trotterella intorno scodinzolando, ti annusa e poi prosegue per la sua strada. Un tempo, se qualche incauto allungava una mano arrogante e lo accarezzava sulla schiena senza preavviso, erano morsi. Ora non più: con l'avanzare degli anni ha scelto la via del perdono.

Isotta invece (tanto intransigente con i suoi conspecifici quanto diplomatica con le persone) è quella più accomodante: si avvicina con garbo, ti affianca -marcandoti- e passa elegantemente oltre. Spesso deposita una bella marcatura urinaria poco più in là, nella tua direzione, in modo che il messaggio risulti chiaro, senza essere offensivo.

Olmo, al contrario, sceglie quasi sempre approcci impetuosi e poco accomodanti. Basta che tu sbuchi dai cespugli all'improvviso che lui ti viene a controllare. Da bravo pastore, ti gira un paio di volte intorno con latrati e saltelli, spingendoti a togliere immediatamente il disturbo. E se fai tanto di ribellarti alle sue esplicite richieste di spazio (magari alzando la voce contro di lui o provando ad allontanarlo malamente con il bastone da trekking), ti becchi una pinzata punitiva sui pantaloni, all'altezza del polpaccio. E questo è il primo avvertimento.

Robin invece usa gli incantesimi. Appena qualcuno si avvicina troppo, lui ha questa abilità di scomparire nella macchia, confodersi tra l'erba, diventare un sasso di fiume e sparire come per magia sotto i tuoi occhi... Per poi riapparire d'incanto pochi metri più in là, oltre gli umani molesti. A volte si tratta di innocenti escursionisti che chiedono informazioni in maniera educata, ma questi dettagli a Robin non interessano.

Infine Big Jack. Cosa fa il più imponente e temibile dei cani che vivono con me in queste situazioni? Partendo dall'assunto che-chissà come mai- nessuno si è mai mostrato invadente o inopportuno nei confronti di Big Jack, se incontriamo senza preavviso qualcuno sul nostro percorso lui si blocca, si irrigidisce e valuta per qualche istante la situazione. Di solito a questo punto ho la sensazione che Big Jack abbia la capacità di mettere in stand by le persone con uno sguardo, come se fossimo in un cortometraggio e lui avesse schiacciato "pausa" sul telecomando. Normalmente poi si volta a guardarmi e chiede consiglio sul da farsi. A quel punto io gli metto il guinzaglio. Lui si rilassa immediatamente, scioglie la postura e si mette ad annusare il terreno. La persona ritorna a muoversi normalmente anche lei, ringrazia (!) e ognuno prosegue per la propria strada.

Tutto questo per spiegare come a nessuno dei miei cani, in realtà, piacciano le persone sconosciute e men che meno quelle irrispettose e invadenti.

Quando espongo questa realtà, non mancano mai facce incredule e commenti stupiti. Tra questi il più gettonato (e dozzinale) di tutti è: "MA COME? PROPRIO TU CHE SEI EDUCATRICE HAI I CANI CHE NON SONO «BRAVI» CON LE PERSONE?"

Un tempo di fronte ad osservazioni stupide e grette come questa mi trovavo un po' in imbarazzo.

Come spiegare a queste persone che, viste le esperienze negative e i trascorsi traumatici accumulati nel corso della vita da ognuno di loro, io sono orgogliosa dei cani che vivono con me e vado fiera di quanto invece siano «BRAVI» con gli esseri umani?

Ad oggi invece non mi trovo più in difficoltà di fronte ad osservazioni del genere, né mi sento tenuta a raccontare ad umani viziati ed egocentrici i dolorosi percorsi di guarigione (fisica ed emotiva) che ognuno di questi cani ha coraggiosamente affrontato.

Certo, ogni tanto provo la tentazione di rispondere in maniera schietta con un:

"Già. Proprio io che sono educatrice ho i cani che non sono «BRAVI» con le persone. Ma guarda te. E sai perché? Perché invece di usare i miei cani come biglietto da visita o brochure pubblicitaria per il mio lavoro, comprandomi il cucciolo di Golden o il Border di una pregiata linea di sangue, o il cane della qualsivoglia prestigiosa marca da lavoro da addestrare ai comandi-sega, o da portare in trionfo alle expo e ai cino-concorsi per cani telecomandati, sai cosa ho scelto di fare? Ho scelto di accogliere nella mia vita 7 dei cani più disastrosi che ho conosciuto in questi anni di volontariato e lavoro in canile. Me li sono andati a cercare uno ad uno. Guarda un po'. Ho scelto di raschiare, come si suol dire, dal fondo del barile, pescando tra chi era un morsicatore tenuto sotto farmaci per aggressività; chi aveva quasi ammazzato il proprio addestratore; chi si pisciava addosso alla sola vista di un essere umano; chi aveva dei disturbi dell'attaccamento così gravi che gli impedivano di vivere in una famiglia "normale" e tra chi ha passato la maggior parte della propria esistenza in una cella di isolamento. Esatto. Ho scelto di raschiare il fondo del barile per dare una possibilità a chi non ne aveva mai avute, e anche perché penso che se non le mettiamo in atto noi professionisti queste scelte (noi che abbiamo gli strumenti per aiutare cani definiti "problematici"), non possiamo aspettarci che le intraprenda nessun altro. È inutile che condividiamo appelli strappacuori e post con la scritta #noncomprareadotta se poi non siamo noi professionisti del settore a dare l'esempio per primi, dimostrando che è possibile, che le cose possono cambiare. Dunque sì, sono un'educatrice cinofila professionista e se mi incontri sul sentiero con i cani, ti chiederemo -io e loro- di non avvicinarti per forza per accarezzarli, perché nessuno di loro ti vuole conoscere. Hanno già conosciuto tanti umani nella loro vita. Troppi. E se tu, nel tuo superego megalomane, vorrai insistere (perché tu "ami i pelosetti bacini bacetti e condividi un sacco di appelli di cani bisognosi su fb e ne hai adottati già due e quindi i cani lo sentono quando gli vuoi bene" e altre schifezze di questo genere), saranno i miei cani a chiederti di non allungare le mani e di proseguire per la tua strada. Perché, al contrario di quanto credi tu, loro sono veramente, ma veramente «BRAVI» con le persone."

...dicevo, ogni tanto ho la tentazione di rispondere in maniera schietta... Ma poi ripiego su un più semplice e meno prolisso:

"Già. Del resto, Nessuno è Perfetto!"


In foto: Johnny, in attesa di un escursionista della domenica.



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